Esodo - Dal Seno Art

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Esodo
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L'Ultimo
Duemilaseicentometri

Dalle rocce che fanno da portale di ingresso
alla grande spianata
fino al bordo esterno della piastra circolare.

Duemilaseicento metri di diametro.
Concava.
Un cono molto piatto, rovesciato.
Due corone circolari suddivise da raggi convergenti al centro.
Nel mezzo un pozzo del diametro di quattrocento metri intorno al quale
per un'ampiezza di un chilometro
forme, luci e colori sembrano distorcersi
sciogliersi, scivolare,
defluendo come acqua verso l'ampio foro centrale.
Il nero pozzo del tempo.

Una porta verso altre dimensioni.
Un grande progetto.
Una grande fuga.

Quanto tempo è trascorso da quei giorni?
Non ricordo...

Dal ciglio dei novecento metri dello strapiombo
guardo vero il basso.
Stimo intorno a quattro chilometri di distanza
al centro del pozzo
seminascosto dalla nebbia che si alza al mattino.

Il silenzio è rotto a tratti da stridenti richiami
di grossi volatili, ultimi rimasti, su questa terra morta
e dal rotolare di sassi.
Piccole o grosse frane che nel tempo hanno invaso,
depurandolo, il piano perfetto attorno al grande,
immuttato disco di scuro metallo
adagiato al centro della piatta valle gigantesca.

Lui è laggiù, nero, enorme,
circondato da vortici che scendono verso il suo ventre
senza fondo.

Da lì sono andati coloro che mi hanno
preceduto.
Già da molto tempo.

Gli altri i primi
con embrioni congelati di piante e animali
di ogni specie rimasta,
cercano un futuro,
un'altra possibilità,
su altri ipotetici mondi vivibili.

Immense macchine città. Le nuove ultime arche,
costruite al limite del sitema solare.

Microscopiche schegge di vita
proiettate nello spazio infinito,
sperando in nuove terre.
Ognuna verso un suodestino.
Forse la distruzione.

Per quanto dovranno cercare?
Quanto e per quanto tempo dovranno pagare
per lo scempio compiuto?
Torneranno?
Ricorderanno?
Noi, forse, non ci saremo.

Noi abbiamo scelto un' altro modo per andarcene,
un diverso progetto
realizzato tempo dopo a Mimyl, in Russia,
dalla preesistente voragine
della miniera diamantifera abbandonata.

Una strada senza ritorno
verso dimensioni spazio / tempo
non più percorribili a ritroso.

Non dovremo cercare
Potremo tornare?

Abbiamo ucciso la madre che ci ha generati.

Vogliamo sopravvivere,
riscattarci, se possibile.

Ora tocca a me,
L'ultimo.

Con me si chiude una porta alle mie spalle.
L'ultima, sull' ignobile massacro.
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